Confronto tra i candidati al Consiglio di Amministrazione

a cura di Irene Iantosca Marullo

 

Venerdì 7 aprile si è tenuto il dibattito tra i candidati al Consiglio di Amministrazione, carica decisamente più di spicco rispetto alle altre ambite, il quale si è svolto in una modalità che riprende i dibattiti a cui ci hanno abituato le politiche americane; sono stati divisi gli argomenti in tre macro categorie: la Didattica, i Servizi offerti dall’Ateneo e l’Internazionalizzazione.

Dopo il saluto dell’attuale rappresentante al Consiglio di Amministrazione Piervincenzo Lapenna, apre il dibattito sulla Didattica Riccardo Carnevale, IV anno di Giurisprudenza. Sorvola sugli elementi principali del suo programma, decidendo, infatti, di non soffermarsi sulla ormai inflazionata tematica che riguarda gli appelli; secondo Riccardo, non è l’unico argomento rilevabile in questa macrocategoria, anzi, questa è solo una minima parte. La Didattica si forma anche sull’insegnamento, tra cui la parte relativa alle esercitazioni, i test e gli esoneri; il candidato rileva un problema nei 4 dipartimenti, affermando che tra questi non vi sia omogeneità nelle valutazioni intermedie, in quanto alle facoltà che si trovano a Viale Romania è concessa una settimana di pausa didattica, mentre nel dipartimento di Giurisprudenza, quest’ultima non vi è. Carnevale sostiene che chiunque diventi rappresentante del CdA debba lottare per uniformare la didattica in tutti e 4 i dipartimenti, facendo sì che questa sia, quantomeno, simile per ogni professore e, cioè, che metta a disposizione degli studenti, non solo un insegnamento frontale, ma anche delle esercitazioni in cui gli studenti mettano alla prova quello che studiano e dalle quali deriverà una valutazione.

Continua Marco Calderone, IV anno di Giurisprudenza. Confessa la sua fede calcistica riposta nell’Inter e, da interista, ammette che la nostra Università è affetta dalla “sindrome della Juventus”, quella sindrome che permette alla squadra di affermarsi tra le migliori a livello italiano, ma non è abbastanza per oltrepassare i confini del nostro Paese: noi vediamo la LUISS allo stesso modo, una eccellenza italiana che deve essere vista al di fuori dei nostri confini. Dovremmo, infatti, attraverso un lavoro pianificato e programmato, qualificarci tra i migliori ranking internazionali. Allo stato attuale non siamo tra questi ranking: Marco propone di oltrepassare questi confini, di andare oltre e di essere, finalmente, motivo di eccellenza. In secondo luogo, il candidato decide di parlare degli appelli e, in particolare, delle sessioni d’esame; ritiene che, allo stato attuale, non ci sia una giusta trasparenza: propone, infatti, che gli studenti vengano a conoscenza delle date degli esami dal primo giorno di lezione, in quanto, qualora tali date dovessero risultare scomode e non dovessero permettere agli studenti di organizzare al meglio il loro studio, possano essere facilmente contestabili. Propone che ogni professore fornisca più possibilità, che possano essere valutate da noi studenti per poter scegliere l’alternativa migliore; propone l’inserimento di prove intermedie, in quanto non è assicurata la giusta e dovuta parità di trattamento tra i 4 dipartimenti.

Termina Davide Cuccurullo, I anno di laurea magistrale in Governo e Politiche, il discorso sulla Didattica. L’anno corrente è il suo quarto anno in LUISS, quattro anni vissuti sia da studente, sia da rappresentante al CdD di scienze politiche. In questo modo, oltre a conoscere i punti di forza della nostra Università, ne ha conosciuto anche i limiti. Davide non concorda con Calderone riguardo la “sindrome della Juventus”, perché non ritiene che la problematica sia la nostra assenza tra le eccellenze internazionali; ritiene, infatti, che ciò che non permette alla LUISS di emergere sia il suo accodarsi alle altre università, piuttosto che guidarle. Per rendere ciò possibile, dovremmo dalla Didattica: si deve, innanzitutto, allineare i vari corsi, in quanto il carico di studio è troppo divergente tra canale e canale, così come i criteri di valutazione; dovremmo, poi, concentrarci sulle lingue, poiché, a detta del candidato, il centro linguistico dell’Ateneo non si impegna abbastanza e dovrebbe fare di più, fornendo, per esempio, corsi che rilascino delle certificazioni e che non siano meramente preparatori ai corsi certificati. Cuccurullo continua, ritenendo giusto esportare il nuovo modello interattivo di lezioni che inizierà l’anno prossimo a Giurisprudenza, a tutti i dipartimenti, poiché la teoria trattata a lezione è decisamente maggiore rispetto alla pratica, che, invece, dovrebbe occupare un ruolo primario nella didattica.

Terminati i vari argomenti sulla Didattica, Marco Calderone apre il dibattito sui servizi offerti dall’Ateneo. Due sono le parole chiave che definirebbero il suo lavoro in questo ambito: certificazioni e i posti studio. Per quanto riguarda le certificazioni, sottolinea quanto precedentemente detto da Cuccurullo, focalizzando l’attenzione sui corsi di lingua che, per quanto variegati e omnicomprensivi, rimangono comunque ad un livello iniquo. Non hanno un fine, uno scopo, ma, soprattutto, non conferiscono una certificazione che possa essere spesa al di fuori delle mura universitarie, che riempia il curriculum e ci specializzi in questo ambito. Marco propone di finalizzare questi corsi di lingua al sostenimento di un esame che rilasci una valida certificazione, che ci dia quel quid in più, che allo stato attuale non ci danno. Per quanto riguarda, invece, i posti di studio, dopo aver rammentato a tutti i presenti al dibattito quanto ami la nostra Università, dichiara di studiare nelle aule studio dal primo anno; ritiene, però, avvilente, che questa possibilità non venga concessa a tutti, in quanto i posti di studio sono decisamente limitati. In primis, pensa che per la sede di Parenzo, l’aula 10, un’aula fatiscente, difficile da sfruttare anche per gli stessi professori, possa essere convertita in aula da studio. Lo stesso ritiene possa essere fatto per le navate dell’aula Chiesa.

Continua su questo argomento Davide Cuccurullo, anchedividendolo in tre categorie: strutture, borse di studio per merito e career service. Comincia dalle strutture, asserendo che non siano abbastanza, a partire proprio dai posti di studio, problema reale, sentito e che deve essere risolto. Pensa di poter intervenire a giurisprudenza utilizzando l’aula cinema come aula studio, quando non viene usata per il suo scopo originario. Idem per lo spazio che si trova di fronte alle aule 1 e 3, chiudendolo, come già è stato fatto per l’aula rappresentanti che si trova in questo stesso spazio, e creando un altro “acquario”. Ciò che, invece, deve essere fatto a viale Romania è adibire totalmente l’aula Chiesa a posto di studio, poiché è difficile tanto per i ragazzi seguire le lezioni, tanto per i professori tenerle. Altro discorso da affrontare è la sostituzione dei computer “datati” e l’introduzione di stampanti wireless, che faciliterebbero i lavori nelle aule computer, troppo spesso intasate. Continua con il discorso sulle borse di studio al merito, importanti affinché la LUISS diventi una seria università internazionale, poiché al momento, il progetto già esistente sulle borse di studio, che si basa sul punteggio al test d’ingresso e il voto della maturità, è del tutto insufficiente; vuole, infatti, creare diverse graduatorie per ogni dipartimento, che si basino su media e crediti. Tratta, infine, il punto del career service, che ritiene assolutamente da implementare, creandone uno per Economia e Finanza, dipartimento che ne è assurdamente sprovvisto, uno per le professioni che riguardano i media e la comunicazione e, soprattutto, vuole far sì che le aziende che si trovano al career day abbiano delle posizioni di lavoro realmente aperte e che siano in grado di offrire tirocini.

Chiude l’argomento sui servizi offerti dall’ateneo Riccardo Carnevale, il quale pone ai presenti una domanda: perché siamo studenti? Per Riccardo essere studenti non vuol dire solo leggere ed imparare consistenti manuali, ma cercare e avere risposte; da studenti, la problematica che più risultano evidenti sono le risposte che non abbiamo avuto: quale sarà la destinazione della sede di via Parenzo? L’ateneo non risponde, non ci dice se i nostri futuri giuristi rimarranno lì, adattando la sede il più possibile alle loro esigenze, oppure se verranno spostati nella sede di viale Pola, come in realtà si sta già verificando: alcuni corsi, infatti, sono stati spostati in quella sede, ma l’Università non ci chiarisce se così sarà anche per tutti gli altri. Compito del Rappresentante, secondo Carnevale, è quello di rappresentare i suoi colleghi, portando avanti i bisogni e le necessità di tutti gli studenti e, se questi avessero una quaestio da rivolgere alla LUISS, l’Ateneo è chiamato a rispondere a tutte le domande. Altra domanda che ritiene importante e a cui l’Ateneo non ha ancora fornito risposta sono i server LUISS: perché il Web Self Service risulta sempre così intasato appena escono le date degli esami, tanto che gli studenti non riescono a prenotarsi se si sforano i 4000 account, limite massimo sopportato dal server LUISS, ampiamente superato anche dalle università pubbliche. Non sembra giusto, infatti, a detta di Riccardo, pagare una retta come la nostra e non avere servizi funzionanti.

Così si chiude la macro area dei servizi offerti dall’Ateneo e si apre l’ultima con Davide Cuccurullo: l’Internazionalizzazione. Perché la nostra università diventi un punto di riferimento internazionale, il candidato ritiene doveroso ampliare i posti erasmus e le sedi con cui accordarsi, che risultano troppo pochi al momento. Per rientrare nei ranking, infatti, bisogna far sì che molti più studenti abbiano la possibilità di partire per questa esperienza. Secondo punto affrontato da Davide è l’argomento summer school; possibilità meravigliosa, ma decisamente dispendiosa, dunque pensa che inserendo dei bandi anche per questa esperienza internazionale, tutti gli studenti potrebbero avere la possibilità di parteciparvi. Terzo punto riguardante questa macro area toccato da Cuccurullo è quello delle double degree, che dovrebbero essere necessariamente aumentate; non solo aumentando le partnership con le università straniere, ma anche agevolando gli studenti che partono, rifacendosi all’accordo col Brasile: qui, gli studenti che partono per la double degree, hanno la possibilità di svolgere tirocini, possibilità che deve essere assolutamente estesa. Ultimo punto è quello dei certificati di lingua, ribadendo quanto detto precedentemente trattando l’aerea dei servizi offerti dall’Ateneo e sottolineando quanto sia assurdo frequentare corsi esterni all’Università per ottenete i certificati, vista la retta pagata da noi studenti per studiare in LUISS.

Va avanti sul punto “internazionalizzazione” Riccardo Carnevale, ammettendo come sia in linea con gli altri due candidati su questo argomento. Fa presente come da studente LUISS, orgoglioso e fiero, fa orientamento nei vari licei di Roma per la nostra università e la prima domanda che gli viene posta dai ragazzi è il chiarimento dell’acronimo che dà il nome alla nostra università; e qui Riccardo sottolinea la parola Internazionale presente in LUISS, ritenendo che un’università degna di questo nome dovrebbe permettere a tutti gli studenti di poter andare in erasmus, di poter partecipare ad una esperienza internazionale. La LUISS non deve fare più accordi per più erasmus, ma deve, e sottolinea l’estremità di questa affermazione, obbligare tutti gli studenti, o la maggior parte di essi, a partire.

Conclude su questo ultimo punto Marco Calderone; è d’accordo con gli altri candidati sull’aumento dei posti per le esperienze internazionali. Aggiunge, però, che gli studenti, una volta partiti, non abbiano i fondi necessari e che debbano essere aiutati attraverso borse di studio adeguate. Propone di istituire un fondo nell’ottica di internazionalizzare l’Università, fondo formato da accordi stretti da LUISS e soggetti privati, in modo da poter sopperire allo sforzo economico degli studenti e delle loro famiglie. Perché, per esempio, non fare in modo che gli ex studenti particolarmente facoltosi diano, in cambio di una sovvenzione che andrebbe a costituire questo fondo, il proprio nome alle aule. Marco, poi, affronta la questione dei corsi di lingue, che non corrispondono agli standard qualitativi che ci hanno fatto scegliere la LUISS; propone di offrire la possibilità a dei dottorandi o neo laureati delle più importanti università, di venire da noi a fare una esperienza, “crescendo talenti” (come il punto del programma del candidato) e che, di contro, ci offrano un servizio qualitativamente più alto di quello di cui disponiamo ora.

Si conclude così questo incontro con i candidati al Consiglio di Amministrazione, ai quali auguriamo buona fortuna per queste elezioni e che vinca il migliore!

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