Jessup 2017: Intervista con i vincitori italiani!

a cura di Sara Petricciuolo 

 

La Philip C. Jessup International Moot Court Competition, nota anche come Jessup, è la più grande e prestigiosa competizione di diritto internazionale al mondo, alla quale partecipano ogni anno più di 550 università provenienti da oltre 80 paesi.
La Luiss si è aggiudicata il primo posto vincendo le selezioni italiane svoltesi a Verona lo scorso Febbraio, bissando il risultato dell’anno passato. La squadra, composta da Francesco Brunetti, Manfredi Marciante, Arnaldo Mitola, Francesco Maria Pietrosanti e Cristina Rapagnà, ha affrontato 8 dei maggiori atenei italiani e ora si sta preparando per la finale, che si terrà a Washington dal 9 al 15 Aprile.
Abbiamo incontrato i membri della squadra per farci raccontare la loro esperienza.

Come è stato vivere questa esperienza della Jessup?
L’esperienza della Jessup è davvero unica. Richiede molto impegno e passione, ma è proprio grazie alla dedizione impiegata in questa competizione che siamo arrivati a degli ottimi risultati. Abbiamo iniziato a prepararci per la sfida a Maggio 2016 con degli incontri settimanali che si sono intensificati a ridosso della sfida di Verona. Questa avventura non è ancora finita, ma quasi un anno dopo possiamo dire con certezza che siamo più che felici e soddisfatti della scelta presa!

Quali sono state le maggiori difficoltà che avete dovuto affrontare?
Possiamo dire che la competizione ci ha tolto – letteralmente – il sonno! A Verona i tempi erano molto ristretti ed eravamo costretti a studiare e fare ricerche durante la notte per i dibattiti che si sarebbero svolti il mattino seguente. Un’altra difficoltà è stata dover affrontare i giudici, non volevano una semplice risposta, ma richiedevano un vero e proprio dibattito sui principi di diritto. Per questo possiamo definire la Jessup come “un gioco serio”, nonostante si tratti di una simulazione di un processo di diritto internazionale i temi trattati sono dei più attuali. Quest’anno, ad esempio, una delle controversie da risolvere riguardava un gruppo di rifugiati, l’anno scorso i cyber attacks. L’intenzione è quella di stimolare il dibattito su tematiche nuove ma che da qui a poco saranno all’ordine del giorno.
Indiscutibilmente è una competizione che ti apre la mente.

Cosa vi aspettate dalla sfida internazionale di Washington?
Non vogliamo fare pronostici, ci stiamo impegnando molto e cercheremo di dare il massimo. Ma servirà anche un po’ di fortuna! Ciò che più ci intimorisce è di capitare in un girone difficile e dover affrontare università che vengono da paesi dove è forte la tradizione di diritto internazionale o paesi con un sistema di common law, che li rende sicuramente più avvantaggiati.
L’esperienza di Verona ci ha insegnato molto, ora siamo decisamente meno spaventati e più grintosi. In ogni caso non vediamo l’ora di confrontarci con realtà diverse dalla nostra per scambiarci idee e opinioni, sarà una grande opportunità di crescita.

Credete che la Jessup sia sufficientemente sponsorizzata?
Effettivamente questa competizione non è rinomata come dovrebbe, ma questo è un problema che riscontriamo a livello nazionale. Anzi, a dire il vero, la LUISS ci ha sempre supportato e nei nostri confronti è stata sempre molto aperta, soprattutto per quanto riguarda l’aiuto dei coach e degli advisor, la flessibilità degli orari e la disponibilità di aule per esercitarci. Ma per far sì che sempre più persone partecipino a questa attività serve il nostro aiuto. Sicuramente seguiremo i ragazzi che parteciperanno l’anno prossimo, così come noi siamo stati aiutati dai ragazzi della squadra che ci ha preceduto (Anna Chiara Amato, Claudia Cardelli, Sara Castegini, Carolina Nalli e Giulio Filippo Piozzi, arrivati 30esimi alla competizione internazionale di Washington ndr.).

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