ALTAROMA 2017: IMPRESSIONI DALLA SFILATA DI BROGNANO

a cura di Andrea Occhionero

 

Quello tra Roma e la moda è un legame particolare, fuori dagli schemi e dai cliché delle passerelle milanesi. Un legame fatto di ispirazioni, sensazioni, tradizioni. Tradizioni che continuano a vivere attraverso il talento e lo spirito innovativo dei giovani designer e nella maestria delle storiche maison.

Un legame solidificato ed incentivato da Altaroma, che, attraverso la sua kermesse in scena due volte l’anno, porta la moda nella capitale con lo scopo di dare nuova linfa vitale alle migliori tradizioni del Made in Italy e di sostenere la creatività dei più giovani. Così dal 26 al 29 gennaio abbiamo visto la città impegnata in diversi eventi, tra cui sfilate, party, mostre, presentazioni, che hanno contraddistinto sicuramente quest’edizione da quelle passate. Un’edizione però piuttosto sofferta da un punto di vista finanziario, dati gli ultimi tagli e lo scarso impegno delle istituzioni locali, in un momento dove ora più che mai si dovrebbe puntare al rilancio dei settori più dinamici della nostra economia.

Per quanto riguarda l’evento, la scelta della location ha in sé un messaggio ben preciso: quello di evoluzione. Così il Guido Reni District, frutto della riqualificazione di un ex-caserma, nel suo stile post-industriale, fa da scenario al Fashion Hub.

Noi di Madama Louise abbiamo assistito alla sfilata di Nicola Brognano. Classe 1990, calabrese di nascita ma milanese di adozione, Brognano è stato l’ultimo designer ad essere premiato da Franca Sozzani lo scorso Luglio al “Who is on next”. Un viaggio sensoriale in un mondo dal sapore romantico e quasi ameno, ma presto interrotto da continui richiami allo stile metropolitano. Così oserei definire la sua ultima collezione, in cui chemisier di seta, volant, ruches, long dresses in chiffon incontrano capi del guardaroba maschile e sportwear. Le modelle, a metà strada tra up-town e urban girl, sfilano sicure in pratiche mise da giorno, da cocktail e da sera. Gli abiti dallo stile aristo-chic francese vengono contaminati da giacche dal taglio maschile, t-shirt-corsetto, cappellini con visiera, pantaloni cargo. La leggerezza dello chiffon e la sinuosità dei drappeggi e delle pieghe contrastano piacevolmente con il nylon , la vernice e l’eco pelliccia. Maniche voluttuose, guanti e spalle voluminose percorrono tutta la collezione. Brognano, rimanendo coerente al suo stile, continua sapientemente ad interpretare lo spirito del momento. Non perdendosi mai in inneggiamenti nostalgici o tardo romantici, punta sempre un occhio al futuro e continua a stupire, in una collezione nuova, giovane, audace, che non annoia.

Eppure, a fronte del talento dei più giovani e della padronanza dei già consolidati nomi, a fronte della passione degli organizzatori dell’evento, degli addetti ai lavori e al backstage, è mancato un totale coinvolgimento della città. Tanti i buoni progetti, quali ad esempio le iniziative dedicate alla formazioni, le due lectio magistralis di fotografia presso il MAXXI, il Roman’ s Romance, con la partecipazione di Silvia Venturini Fendi, Pierpaolo Piccioli di Valentino e Marialuisa Frisa, docente dello IUAV di Venezia. E ancora A. I. Artisanal Intelligence, o “The secrets of Couture”, che attraverso un progetto multimediale, promuove l’artigianalità e affronta il tema della trasmissione delle arti alle nuove generazioni. Tuttavia, scarso è stato il riscontro del fashion system in generale, prova ne è un parterre piuttosto povero. Pochi i grandi nomi che si sono mostrati sensibili alla missione di cui Altaroma si fa portavoce.

Tutto ciò porta a chiedersi se oggi, epoca in cui conta più la “K” dei followers di Instagram che le conoscenze nel campo, il fashion system sia più interessato al talento, alla creatività e alla voglia di mettersi in discussione o se propende più dalla parte della mondanità e del glamour, elementi importanti sì, ma non essenziali.

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