La vittoria di Trump che dovevamo aspettarci.

a cura di Sara Petricciuolo

 

“No dream is too big, no challenge is too great. Nothing we want for our future is beyond our reach. America won’t no longer settle for anything less than the best.”

Così, il neo-eletto Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ringrazia i suoi elettori durante il discorso per celebrare la vittoria. Un risultato che è un vero e proprio miracolo: contro ogni pronostico, il tycoon newyorkese arriva alla Casa Bianca con 289 voti elettorali (270 necessari per la nomina ndr.), battendo la favorita Hillary Clinton, che subisce un’amara sconfitta difficile da accettare per il partito democratico, ma non solo. Infatti lo scenario che si presenta adesso è quello di un paese spaccato a metà, riflesso di una condizione che non ha colpito solo l’America.

Eppure Trump ha affermato che la sua intenzione principale è quella di essere il Presidente per tutti gli Americani e di non volere più divisioni. Ma non solo, il candidato repubblicano si è rivolto a chi in passato non l’ha sostenuto e non ha creduto in lui, chiedendo loro aiuto per poter unificare il paese. Parole insolite pronunciate da un candidato che ha fondato la sua intera campagna elettorale sulle continue provocazioni, sul silenzio rispetto al dialogo, alimentando l’odio razziale e la disparità di genere. È legittimo chiedersi come Trump pensi di poter unificare un paese quando una delle sue prime proposte fu quella di redigere un muro.

Donald Trump si è sempre rivelato essere imprevedibile, caratteristica che ha conquistato i suoi elettori. Politicamente scorretto, irriverente e senza peli sulla lingua: dietro quei capelli biondi e l’abbronzatura aranciata si nascondono in realtà milioni di americani “perbene” che non hanno mai avuto il coraggio di dire ciò che pensavano davvero. L’alta affluenza alle urne (una delle più alte nella storia americana) ne è la prova. Molti elettori, delusi dai passati candidati che, a prescindere dal partito, non sembravano offrire nessuna svolta, hanno visto in Trump una speranza e questa è stata la sua ricetta per il successo.
Ma adesso cosa accadrà?
All’alba delle elezioni l’effetto Trump si è abbattuto sui mercati: il peso messicano crolla con il calo peggiore degli ultimi 20 anni e le maggiori borse mondiali sono scese vertiginosamente.

Per quello che concerne la politica, invece, nessuno ha la certezza di come andranno davvero le cose. Come Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump dovrà affrontare la realtà e scontrarsi con le responsabilità presidenziali, probabilmente le sue radicali proposte non vedranno mai la luce del sole.

Ma una cosa è certa: quel seme di intolleranza è stato piantato. La maggior parte del popolo americano è insofferente e non disposto a scendere a compromessi, come è stato detto più volte durante questa campagna:“Basta parole, devono esserci fatti”.

Gli elettori americani non sono altro che la testimonianza di un fenomeno che sta colpendo la società. È anche per questo che le elezioni americane di quest’anno ci hanno così appassionato: ogni Stato ha il proprio Trump. L’abbiamo visto con le elezioni austriache, il muro in Ungheria e la Brexit, questi sono solo alcuni esempi di come sembrano esserci due correnti di pensiero radicalmente opposte: una più aperta e moderata, volta all’integrazione e al dialogo, l’altra più radicale e fredda, che preferisce dividere piuttosto che unire. Due anime così diverse che difficilmente possono convivere, ma, soprattutto, questo continuo scontro non potrà mai produrre frutti. Impossibile fare pronostici su come andranno i prossimi anni, molte sono le domande e altrettante le incognite.

Anche se sembra di essere in un episodio di “House of Cards” (con protagonista l’opposto di Frank), bisogna accettare la voce della democrazia. Sicuramente la vittoria di Trump è un forte segnale che ha rovesciato ogni logica politica e porterà inevitabilmente a correggere i giochi strategici di molti governi esteri e dei partiti americani stessi, ma non ci resta altro da fare che restare a guardare, sperando per il meglio.

D’altronde, Trump potrebbe essere peggio di come è stato in campagna elettorale?

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