Quando la lotta per l’indipendenza riparte su un campo di calcio

a cura di Francesco Vicino

 

Qualificazioni ai Mondiali di calcio di Russia 2018. Campionati sospesi e tifosi di tutto il mondo uniti per sostenere la propria Nazionale. A prima vista si potrebbe (anche comprensibilmente, ndr.) sottovalutare l’importanza di una simile fase della competizione, almeno per quel che riguarda i tifosi delle squadre nazionali più blasonate.
Sicuramente non sarà stato così per gli abitanti e tifosi del Kosovo, che hanno visto la propria squadra impegnata nel secondo turno di qualificazione (dopo il clamoroso pareggio con la Finlandia nel primo turno) contro la Croazia.
No, nessun errore di battitura, avete letto bene. I più informati ne saranno già al corrente, ma anche per i meno appassionati è importante rimanere al corrente sulla questione: la battaglia del Kosovo per una completa indipendenza sta mostrando i primi risultati proprio in ambito sportivo ed il riconoscimento da parte della FIFA come 21mo membro ne è un chiaro esempio!

La “questione Kosovo” ha ufficialmente inizio il 17 febbraio del 2008, quando una piccola regione della Serbia, dalle dimensioni paragonabili a quelle dell’Abruzzo e con poco più di 2 milioni di abitanti, proclama la propria indipendenza. Tuttavia una tale presa di posizione non trova riscontro unanime a livello internazionale ed infatti, attualmente, il Kosovo è considerato come Stato “parzialmente riconosciuto”, poiché alla sua indipendenza si sono dichiarati contrari 82 membri dell’ONU (tra cui la Serbia, prima su tutte, ma anche Cina e Russia, tra le altre).

Quello ottenuto a livello calcistico, però, è un traguardo importantissimo per il Kosovo, se si riflette sul fatto che solo nel 2009 è stata creata una Federazione calcistica e con essa una Nazionale, affidata ad Albert Bunjaku. Inizialmente però la neonata selezione kosovara è costretta a disputare solamente amichevoli con altre formazioni locali per poi, nel 2014, vedersi riconosciuta dalla FIFA la possibilità di giocare anche amichevoli internazionali con altri Paesi, esclusi quelli della ex Jugoslavia. Il percorso calcistico (ma di riflesso anche politico, ndr.) raggiunge il suo apice nel Maggio 2016 quando, come detto sopra, la FIFA riconosce ufficialmente il Kosovo tra i suoi membri, consentendone la partecipazione alle competizioni internazionali.

Per quanto grandi siano stati i passi mossi fino a questo momento dalla Nazionale del Kosovo, sono ancora molti e decisivi gli ostacoli da affrontare. Primo su tutti la costruzione di uno stadio regolamentare: oggi infatti il Kosovo non presenta strutture adeguate ad ospitare le partite nelle quali è (e sarà) impegnata e dunque, proprio per questo motivo, le prime due partite sono state giocate in altri paesi. L’ultima partita ad esempio è stata giocata a Shkoder (o Scutari) in Albania.
Altro problema è quello dei giocatori da tesserare: sono infatti moltissimi i calciatori professionisti di origine kosovara militanti ad oggi in altre selezioni (Xherdan Shaqiri, Valon Behrami, i fratelli Granit e Taulant Xhaka, Adnan Januzaj, Lorik Cana, Perparim Hetemaj), i quali però vista la necessità di richiedere un’apposita autorizzazione (con il rischio anche di vederla respinta e dover tornare con la coda tra le gambe sui propri passi, ndr.) sembrano essere titubanti, se non assolutamente contrari come nel caso di Granit Xhaka (il centrocampista dell’Arsenal, ndr.), riguardo la possibilità di giocare con la Nazionale del Kosovo.

La situazione attuale del Kosovo sembra dunque ancora lontana da una soluzione definitiva e soddisfacente (sia calcisticamente che, in primis, da un punto di vista politico), ma permette quantomeno di trarre conclusioni importanti e positive sul ruolo che lo Sport può (e deve, ndr.) rivestire al giorno d’oggi sugli strabilianti risultati che tramite esso si possono ottenere!

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